Sulle orme di Napoleone

L’itinerario di cui vi sto per raccontare venne tracciato nel 1796 da Napoleone Bonaparte in persona e viene oggi ricordato, grazie ad un contributo del G.A.L Mongioie e del G.A.L Consorzio Valli del Bormida, con obelischi, sagome di metallo e dipinti posti nei punti delle battaglie cruciali. Questa operazione è stata possibile anche grazie al  pittore Pietro Bagetti che nel 1802, distaccato alla Sezione Topografica Piemontese sotto il comando del capitano Martinel, che partecipò in prima persona alle vicende , illustrò sotto sue precise indicazioni gli avvenimenti di quei giorni di Aprile.

il “Roadbook” di Napoleone

Potrete viverlo quindi anche come una piccola e divertente caccia al tesoro alla ricerca di tutti i siti napoleonici, 12 in tutto e non sempre facili da trovare, che segnano la rotta. Ovviamente l’itinerario non seguirà alla lettera il corso cronologico degli eventi, per adattarsi ad un percorso scorrevole  e senza troppi andirivieni.

Cronache di guerra:

Di seguito andrò a raccontare le cronache di un giovane Napoleone Bonaparte che, appena ventisettenne, ma già conosciuto per avere sbaragliato i più grandi strateghi d’Europa, era a capo di una spedizione in territorio piemontese per costringere gli austriaci invasori a lasciare il territorio e stringere un’alleanza con Vittorio Amedeo III,  occupando così un territorio strategicamente fondamentale per preparare la discesa verso il centro Italia.

L’intento era quello di dividere gli Austriaci dai Piemontesi lungo la linea di confine con la Liguria. Diviso in quattro Corpi l’esercito napoleonico si dispose sul territorio per sfondare nel mezzo le linee nemiche.

La prima mossa fu degli austriaci che attaccarono un contingente francese già a Voltri,  facendolo ritirare a Madonna di Savona ed incalzandolo con il generale d’Argentau a Cairo Montenotte.

Questi però venne qui accerchiato dai Generali francesi Massena e La Harpe e fu costretto a ritirarsi a Dego. Era il 12 Aprile.

Due giorni dopo Dego cadde. Fu questa una battaglia importante quasi vanificata dall’euforia della vittoria. Dopo aver infatti saccheggiato la città e festeggiato la presa, i Francesi vennero colti addormentati ed ubriachi dal colonnello austriaco Wukassowich,  di base a Sassello, che quasi riconquistò la città, ma vista l’inferiorità numerica al sopraggiungere dei rinforzi Francesi non fu in grado di mantenere la posizione a lungo.

Sulla ritirata di Wukassovich

Intanto l’esecito di d’Argentau, in ritirata da Dego verso Acqui, oltre a non aver potuto rafforzare la difesa del generale Wukassovick, aveva lasciato scoperto il lato sinistro del generale Provera che si trovò così alla mercè del generale repubblicano Augerau.

In suo soccorso arrivò il colonnello Del Carretto che con pochi uomini ed un’azione eroica riuscì a  sbaragliare il campo. La loro inferiorità numerica, i nemici tutt’attorno ed il fiume Bormida in piena a causa delle piogge,  non gli permisero di ritirarsi. Quindi pur di non arrendersi si arrampicarono sul Colle di Cosseria, dove c’era il rudere del castello omonimo, e qui resistettero a tre assalti, uno dei quali condotto in persona da Napoleone. La resa venne ad opera del generale Provera dopo la morte di Del Carretto nella strenua difesa dell’arrocco.

Su Del Carretto e Provera a Cosseria

Il 15 Aprile viene conquistata Millesimo. L’esercito austriaco è in scacco e solo la falange piemontese del generale Colli può sostenere il peso della guerra.

Questi decide quindi di ritirarsi verso Ceva con Napoleone che lo segue a poca distanza. Ma una volta schierate le truppe riesce egregiamente a contenere gli attacchi del nemico Bonaparte.

Nella notte però, ipotizzando un nuovo e prepotente attacco, lasciò una guarnigione  a Ceva e si rifugiò a Mondovì occupando la Bicocca di San Giacomo. Fu questa una battaglia in cui le sorti mutarono di continuo ma che alla fine vide vincitori gli sfavoriti piemontesi, più che mai decisi a non lasciare il passo. La battaglia venne poi raccontata da Carducci nella poesia “Bicocca di San Giacomo“, per celebrare la stoica resistenza opposta agli invasori.

Questa vittoria però non potè mutare le sorti della campagna e Colli si vide quindi costretto a ritirare verso Vicoforte incalzato. Capitolò nella disfatta del Bricchetto che lo costrinse ad indietreggiare ulteriormente verso Stupinigi in coperture di Torino, speranzoso ancora in un aiuto da parte degli austrici, che però mai arrivò. Era il 21 Aprile.

Sulla resistenza di Colli

Nel frattempo nel capoluogo venne convocato un consiglio straordinario che invitava il Re ad una ragionevole tregua. Venne quindi firmato l’armistizio di Cherasco e successivamente la pace.

Informazioni generali e Dati Tecnici

Dopo avervi annoiato con un po’ di storia,mi pareva importante sottolineare di quali grandi personaggi fossero le Orme che stiamo seguendo, ecco l’itinerario del giro.

La Mappa su Google Maps

Prospetto generale siti napoleonici

Partendo da Cascina Martina raggiungiamo Dego, che per comodità scegliamo come punto di partenza e su cui non dirò più nulla. Arriviamo attraversando il bellissimo Parco Regionale di Piana Crixia, estraneo agli avvenimenti narrati, ma davvero incantevole sul suo altopiano.

Di qui in direzione Savona, si segue verso Montenotte Superiore e successivamente vero il Monte Negino, sopra Altare attraverso delle piccole vallette tuttecurve e senza traffico.

Risalendo verso Carcare e Montezemolo per la SP 28 bis, attraverso il Colle di Cadibona e  di Montezemolo, fate attenzione ai controlli delle FdO  ed anche ai tanti spericolati che a volte esagerano con il manico su queste curve.

Seguendo la SP 661 raggiungerete La Pedaggera,  poco sotto Murazzano, dove potrete assaggiar gustosi formaggi per merenda.

La strada che scende verso Ceva, la SP32, è molto divertente, quasi sempre sgombera da auto e con dei bellissimi scorci della valle che si apre sotto. Da qui continuate verso Mombasiglio dove si trova il Museo Generale Bonaparte con tutte le stampe di Pietro Bagetti.

Proseguite ancora per Località Arazza,  frazione di Cigliè, oltre il Tanaro attraversato poco lontano dalla Via Nazionale. Luogo questo dove il generale Joubert,  per essere d’esempio, si gettò nel Fiume e riuscì a raggiungere la sponda opposta sotto mitragliamenti e fucilate terrificanti. Ma vedendo che nessuno lo seguiva e d’altra parte che la scarpata gli avrebbe impedito di risalire, se ci fosse stata altra gente, ripassò una seconda volta il Tanaro esponendosi di nuovo al medesimo pericolo, per raggiungere la colonna; al suo ritorno disse con freddezza ai granatieri: “Si avete ragione, non si può passare”.

Poco distante si passa da San Michele sulla SP 60 per arrivare a Vicoforte, sulla SS 28, dove si trova l’obelisco dedicato a questo percorso.

Passato il Bricchetto di Mondovì a pochi km, nel centro della cittadina, si conclude il giro….

Ancora 20 Km e sarete in Cascina, una doccia, un po’ di relax in giardino ed una cena rifocillante saranno un buon modo per concludere la giornata.

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